
Beh c'è da dire che in italiano rende molto di più: mattinata sfigata. Sarà il termine "sfigato", sarà che le due parole fanno rima e ti pare che ci sia sotto qualcosa d'altro rispetta a soli caratteri messi in fila. La rima in questo caso mi ributta dentro alle disavventure di qualche giorno fa. E' mattina "presto" (presto per i miei standard danesi, irrimediabilmente tardi per quella che era la mia routine da pendolare SpinetenPadovano), la sveglia mi suona come al solito alle 7.00. So che posso giocarmi almeno tre postponi (bruttissimo termine dannazione...diciamo tre snooze). Le lezioni iniziano alle 8.15, faccio tutto con comodo. Colazione, mi preparo, lo zaino è pieno. Ci metto dentro in velocità le ultime cose e indosso giubbottone, cappello e guanti. Non è poi così presto in effetti, sarà meglio che mi sbrighi un pochetto! Spalanco la porta. Pioggia orizzontale. Vabbè che avevo ancora gli occhi da sonno porco cane, ma davvero non me ne ero accorto prima aprendo la finestra della camera. Come se avessi tanto tempo. Offendo pesantemente un paio di volte il demonio e faccio marcia indietro in camera mia. Do uno sguardo malinconico all'ombrello di mio fratello. "Tu sarai destinato a poltrire in armadio mi sa...non c'è giorno privo di raffiche che per te sarebbero letali". In compenso lascio sulla poltrona il giubbotto - non è poi così freddo fuori - e mi armo di k-way. Per la cornaca k-way nike del mio papà, taglia XL tattica per tenere sotto anche lo zaino! Affronto la discesa verso il campus con vento e pioggia dannatamente e persistentemente contrari. Rinuncio alla miglior posizione aerodinamica per darmi da fare con qualche pedalata, sennò qua non si va neanche avanti. Le gocce picchettano il mio viso, sensazione non piacevole ma perlomeno efficace nello svegliarmi in maniera definitiva. Gli occhi socchiusi come due fessure, intravedo la strada - la so a memoria ormai ma davvero se passa qualcuno di traverso lo investo in pieno - cerco di stare in equilibrio sulle due ruote e di coprirmi i jeans a livello quadricipitale assumendo la posizione più conveniente. Niente da fare, sono già bombi. Finally, lascio giù la bici al primo parcheggio coperto che trovo. Non mi ricordo neanche più dove si fa lezione. "Porch'iggiuda non posso legarla qua e farmi a pedi tutta sta strada" penso controllando il nome dell'aula sul cellulare. Arrivo al building. Trovo Haiyong seduto con il macBook aperto, sta controllando anche lui la room dove avremo la lecture, o meglio dove dovremmo già starla ad ascoltare credo dato che sono le 8.15 precise. E' disorientato, gli dico di seguirmi, credo di sapermi orientare ormai. Okay, il building è questo, l'aula dovrebbe essere al piano terra dato che c'è un 1 nel numero.

Troviamo i numeri precedenti, quelli seguenti, ma della nostra stanza neanche l'ombra. Proviamo a fare il giro per fuori. La pioggia insiste a 45 gradi ora. Una porta è chiusa, quella dopo è sicuramente sbagliata. Torniamo indietro, controlliamo il piano di sopra va che non si sa mai che tipo di sistematicità abbiano 'sti danesi. In effetti ci imbattiamo anche in qualche aula con l'1 davanti. Non ci capisco più un cazzo. E c'è anche lezione di Physiologic Modelling, l'unica che è davvero necessario seguire per poterci capire qualcosa. Haiyong insiste nel dirmi che dovremmo andare in ufficio da Malene, è lei che segue un po' gli studenti erasmus nelle loro difficoltà. Ok Haiyong, ma lei è nel building D. Noi siamo nell'A adesso, proviamo a girare ancora un po'. Chiediamo in biblioteca, non lo sanno. Chi meglio dei bidelli, allora?! Un ragazzo delle pulizie ci accompagna e non si capacita dell'assenza. L'ho chiamata la
Ghost Room. Nemmeno altri ragazzi sanno darci spiegazioni. Ad un certo punto troviamo una piantina dell'edificio: la stanza c'è, ma è in una zona inaccessibile, la porta è protetta da badge e codice. Dev'essere zona di laboratori. Finiamo per andare da 'sta Malene. Anche lei sembra allibita...controlla in internet e con un sorriso da quella che "tipico errore, non preoccupatevi, succede anche a me", ci dice "Ragazzi, non preoccupatevi, è un tipico errore...è successo più volte anche a me! In realtà questo numero fa riferimento ad un'aula che si trova nella via qui a fianco, appena entrate in quell'edificio nero (ce lo indica dalla finestra) andate sempre dritti e poi a sinistra...". La ringraziamo infinitamente e siamo contenti di rientrare nella categoria dei commettitori di errori tipici. Il posto è dove stavo legando la bici all'inizio per intenderci. Entriamo, sempre dritti. A metà corridoio la porta a vetri è chiusa a chiave. Questa lezione non s'ha da fare, o meglio non s'ha da ascoltare a quanto pare. Per essere fatta si fa eccome. Ci guardiamo sconsolati facendo considerazioni sul fatto che avremmo potuto dormire di più, che sarebbe stato meglio starsene a casa ad averlo saputo e tutta quella serie di menate che, un po' sulla scia de "La volpe e l'uva", permettono agli human being di trovare uno sterile conforto in se stessi. "The goal is to find this fuckin room before the lecture break". Condividiamo quest'intento e ci lanciamo alla ricerca nel nuovo building. Nuova linfa scorre nelle nostre vene adesso che abbiamo per lo meno circoscritto la zona d'escursione.

Dietro ad una maledetta porta rossa vedo attraverso il vetro la faccia di Mathias. Va remengo. Haiyong senza farsi problemi apre la porta, entriamo tentando di essere noiseless. (Crilin era noseless tanto per dire...). La mia teoria è che più si tenta di fare piano in questi casi e più il rumore sarà altisonante. Cerniere del k-way, dello zaino e dell'astuccio più sonore che mai,la cartellina finisce per sbattere sul banco, la sedia scricchiola e n mio piede colpisce la gamba del tavolo. Okay, sono seduto. "So we are now going to implement the optimisation algorithm I have just explained you". Perfetto, non so neanche di cosa si stia parlando e devo tentare di implementarlo in matlab. "Ottimizzazione" è il titolo della slide proiettata. C'è una figura tratta da "Cobelli, Carson et al.", mi viene da ridere! Cobelli è il docente del corso di Modelli che ho seguito (ma non dato) a Padova. D'altra perte sapevo che la sua fama avrebbe varcato anche i confini danesi considerato che il suo modello sull'insulina è sbarcato oltreoceano per ricevere l'approvazione FDA. Faccio per accendere il laptop e guardare le prime slides, tanto per capire qualcosa. "Ma...Ma...Dove nazzo...No zio cen! L'alimentatore." Vorrei chiudere questo post così, sarebbe d'efffetto. Ma non basta. Magari fosse finita qui! Guardo sul laptop di Haiyong, è al suo primo approccio con MatLab...tanti auguri, hai voglia a implementare sta roba se non sai neanche come si crea un vettore! Tento di spiegargli qualcosa, sono anch'io un po' imballato su questo tipo di cose. Mi sballerò una volta o l'altra...mi ci vorrebbe uno sballo! Il prof gira per i gruppetti di lavoro là in aula... Capisce che c'è qualche problema. Gli spieghiamo tutto, mi consiglia di andare a casa a prendere l'alimentatore, ne avremo bisogno anche nella seconda parte. Guardo fuori dalla finestra, piove. Guardo il professore, se n'è già andato. Mi maledico un altro pochetto ma senza tante storie torno a casa a prendere il cavo. Arrivo più inzuppato di stamattina, tento di risolvere appoggiandomi al termo caldo caldo. Mi prendo 10 minuti di sano riposo e jeans drying. Raggiunto un dignitoso livello di asciuttezza e morbistenza prendo due sacchetti scrausi e taglio loro il fondo. Li calzo sopra ai pantaloni in modo che mi coprano la parte femorale. Torno al campus, i sacchetti funzionano stracciatamente bene. Stanno verificando le soluzioni dell'esercizio... Inutile dire che delle considerazioni fatte non ne ho colta manco mezza. Comunque insomma, finiamo la lezione senza dover ricorrere di nuovo al notebook. "Ma allora sei cane! Cane e anche porco, maledetto e dannato nei secoli". Se dopo pranzo non se ne va sta nuvola di Fantozzi da sopra la mia testa credo che non arriverò vivo a fine giornata. Per fortuna il vento di Aalborg sembra averla soffiata via. On the other hand the real clouds are still remaining, and the rain is pouring as well.

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